PREFAZIONE DI YATRI

Devageet è stata una presenza cardine nella mia vita. Grazie a lui ho potuto accedere alle profonde esperienze interiori nella modalità scientifica che amavo, senza alcun condizionamento dovuto a credenze, ideologie o sistemi di pensiero.

Come medico specializzato nell’ipnosi, Devageet aiutava con estrema sensibilità e presenza a rivivere consapevolmente i traumi dei primi anni di vita, oppure le vite passate, sbloccando l’energia vitale congelata così da essere disponibile per la guarigione dei sintomi fisici e psicologici.

Le sue parole dirette e precise creavano un’atmosfera di sincerità dove la vera individualità di ognuno era sfidata a liberarsi delle falsità che la nostra usuale maschera personale usa inconsciamente. In questo clima la ricerca interiore fioriva nella radiosità del cuore che ritrovava la strada smarrita di casa. Ho iniziato ad assisterlo nel 1993 nei gruppi esperienziali di guarigione che accadevano nell’Osho Meditation Resort di Pune in India; in seguito questo approccio di guarigione prese il nome di Transomatic Dialogue (Dialogo Transomatico). 

Per anni ho osservato Devageet all’opera nei suoi workshops di gruppo e nelle sessioni individuali, assistendo momento per momento alla rivelazione, in me e negli altri partecipanti, del vasto disegno esistenziale e universale presente nella vita di ognuno di noi. La chiave di accesso per aprire le porte dell’inconscio era lo stato di profondo rilassamento accompagnato dalla presenza consapevole: quella luce interiore disponibile dalla nascita ma che poi negli anni viene oscurata dai condizionamenti.

Devageet ogni mattina ci preparava, guidandoci in un semplice esercizio di osservazione delle nostre sensazioni vitali corporee, per portarci a riconoscere la differenza di quando siamo chiusi e identificati nella mente che pensa e di quando invece ne siamo fuori, nello spazio aperto e libero della consapevolezza.

Osho definisce questo spazio come “essere un testimone rilassato senza giudizi”, visualizzato nello Zen nell’allegoria dello specchio interiore che riflette, e rimane intoccato da tutto ciò che passa di fronte a lui.

Osho stesso incaricò Devageet di scrivere questo libro dandogli anche il titolo: “Osho il primo buddha sulla poltrona del dentista” e aggiunse: “Parlerò dalla poltrona del dentista, nessun Buddha ha mai fatto una cosa del genere… ma sai che sono un po‘ pazzo. Un giorno queste parole dalla poltrona del dentista diventeranno un bellissimo libro.

Nel libro, Devageet riporta la trasmissione akashica in cui Osho gli dice che lui avrebbe trovato il modo di rendere disponibile ai meditatori le loro memorie akashiche, rivivendole passo passo a ritroso fino all’inizio dell’evoluzione. Fare così esperienza della realtà della consapevolezza non limitata dalla forma e dal tempo e permettere al meditatore di andare alla profondità dove una reale trasformazione è possibile. Questo rivivere le memorie, aggiunse Osho, avrebbe anche rafforzato il corpo per sostenere l’impatto dell’energia di alta consapevolezza in cui i meditatori si sarebbero espansi.

Una volta chiesi a Devageet qual era il suo ultimo pensiero al termine della giornata e lui mi disse: “Pormi a Osho come strumento” e prima di andarsene mi scrisse che con la creazione dei 17 processi akashici sentiva di aver completato il compito della trasmissione ricevuta.

Quella che Devageet ci ha lasciato è un’opera vasta sviluppata in trent’anni e rifinita in ogni dettaglio, dal processo di ipnosi meditativa alla procedura di cromopuntura applicata, alla geometria sacra disegnata sul corpo per far emergere facilmente le memorie presenti in esso. E’ un’esplorazione interiore che rende la meditazione una avventura affascinante. Ci rendiamo conto che possiamo trovare tutte le risposte alle nostre domande esistenziali dentro noi stessi e fare esperienza di quella consapevolezza elevata che vive nel corpo ma non è del corpo, quella parte di noi che quando il corpo muore assiste a ciò che continua: la nostra eternità, un salto quantico nella visione dell’Uomo Nuovo di Osho. 

Quando Osho definiva l’intensità del ricercatore in una crescita su 3 livelli: lo studente, il discepolo e il devoto, usava alla fine Devageet come esempio: “Il devoto non diventa la verità; scopre di essere la verità. E questa scoperta è la più grande scoperta possibile per la consapevolezza umana. Quindi è perfettamente normale che tu non sia più curioso di nulla. È un segno di maturità, di passaggio dallo stato di studente a quello di discepolo. E per come ti conosco, Devageet, sei già passato dallo stato di discepolo alla gloria suprema di essere un devoto. La tua ricerca, la tua indagine non è più un’esplorazione arida. È diventata il tuo amore, è diventata il tuo stesso battito del cuore”.

Battito che risuona tra le parole del libro.

A tutti auguro una sentita lettura.

Prem Yatri

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